Aeratore e Ossigeno in acquario: Sì/No/Quanto?

Aeratore e Ossigeno in acquario: Sì/No/Quanto?

In acquariofilia l’argomento “aerazione” viene spesso trattato in modo confusionario e troppo semplicistico, accolgo così l’invito di alcuni lettori e vi scrivo qualche riga basando le informazioni su evidenze tecniche e scientifiche. Spero di riuscire a fare un po’ di chiarezza e soprattutto fuggire quelli che probabilmente sono i dubbi più frequenti.

Innazitutto va considerato che l’ossigeno in acquario è un parametro un po’ sottovalutato: se l’attrezzatura per misurarlo non fosse così costosa, sarebbe ottima abitudine analizzarlo frequentemente, soprattutto nelle vasche affollate. Generalmente i problemi legati a questo gas si avvertono in condizioni ormai critiche, con pesci che boccheggiano o addirittura morenti.

La maggior parte degli acquari hanno comunque successo anche senza l’ossimetro e la ragione è strettamente legata alla densità degli animali. Dovete considerate che la classica vasca da salotto possiede una quantità di pesci, che si esprime in grammi e non in numero di individui, quasi sempre ben sotto il limite di ossigenazione spontanea dell’acqua. In altre parole, il semplice scambio gassoso tra la superficie dell’acqua e l’aria atmosferia è sufficiente per rifornire di ossigeno l’ambiente in cui vivono i nostri pesci. Prima di approfondire i casi particolari in cui tale equilibrio naturale non funziona, cerchiamo di comprendere precisamente come funziona il consumo di ossigeno in un ambiente acquatico.

  • PESCI: i pesci, i gamberetti e le chiocciole sono animali che consumano ossigeno continuamente. La quantità di ossigeno consumata dipende dal loro metabolismo e dal peso totale. I pesci giovani consumano in proporzione più ossigeno di quelli adulti o in generale più grandi (peso individuale). Un chilogrammo di avannotti potrebbe richiedere oltre 500 mg O2 / h, mentre se quel chilogrammo fosse costituito da un solo individuo molto grande, il fabbisogno di ossigeno calerebbe a 100-200 mg O2 / h. Questi numeri sono vicini alla realtà per molte specie ittiche, ma devono essere presi solo come ordine di grandezza. La richiesta di ossigeno aumenta all’aumentare della temperatura dell’acqua in quanto dipende strettamente dal metabolismo degli animali, dalla richieste energetiche e dunque viene accelerato ad alte temperature.
  • CIBO: ogni grammo di mangime richiede tra mezzo e un grammo di ossigeno per essere digerito e decomposto completamente. Questa esigenza di ossigeno si somma a quella del metabolismo dei pesci e si concentra nelle ore successive alla somministrazione di alimento.
  • FONDO: tutto il materiale organico in decomposizione ospita microrganismi che consumano ossigeno per ossidare tali residui. Il calcolo del consumo di ossigeno è difficile in quanto non possiamo conoscere le variabili specifiche di ogni acquario. In generale un fondale visivamente pulito ha un consumo di ossigeno quasi a zero, mentre se viene arricchito con fogliame, materiale fecale e detriti i processi ossidativi possono aumentare nettamente il consumo di tale elemento.
  • COLONNA (massa d’acqua): in acque limpide il consumo di O2 della colonna d’acqua è trascurabile. In acque verdi le microalghe arrivano a produrre un eccesso di ossigeno durante il giorno, superando addirittura il limite di saturazione, tuttavia di notte la concentrazione precipita: le microalghe sono il peggior modo a cui affidare l’ossigenazione di un laghetto (e ancora peggio se parliamo di un acquario in salotto) a causa della poca stabilità e il rischio di collasso della fioritura, trovandoci di netto con ingenti quantità di alghe morte in decomposizione. Le piante superiori sono invece più sicure, poichè sebbene non garantiscano stabilità nei livelli di ossigeno h24, la loro morte e decomposizione non è mai improvvisa come con le microalghe.
  • SISTEMA FILTRANTE: i filtri commerciali per acquari e laghetti ospitano diversi microrganismi che consumano ossigeno. Generalmente buona parte dell’ossigeno consumato viene recuperato nel momento in cui la pompa rigetta l’acqua nella vasca se viene creata turbolenza sulla superficie.

L’Ossigeno non è certo l’unico fattore che altera la respirazione dei pesci. Livelli alti di CO2 causati dalla decomposizione di troppo materiale detritico oppure per somministrazione artificiale limita la capacità degli animali di sfruttare l’ossigeno disciolto, anche in abbondanza di quest’ultimo.

In tutto ciò, come capire quando si deve usare l’aeratore?

Intanto capiamo meglio come funziona un aeratore. Questi sistemi di aerazione sono correttamente chiamati blower e rappresentano un metodo di diffusione dell’ossigeno negli impianti di acquacoltura intensiva o nei trattamenti di acqua reflue. Il principio di funzionamento è velocizzare il raggiungimento dell’equilibrio gassos acqua-atmosfera. L’aria è ricca di ossigeno e povera di CO2, quindi se l’acqua entra in equilibrio con l’aria atmosferica avrà ottimi livelli di ossigeno e trascurabili di CO2. L’aeratore grazie alle bolle aumenta la superficie di scambio, quindi riduce il tempo di raggiungimento dell’equilibrio. Oltre a ciò, a seconda del modello di aeratore, la pressione dell’aria nelle bolle è molto più alto di quella dell’aria atmosferica, e ciò spinge l’Ossigeno a entrare ancora più rapidamente nell’acqua. Questo ultimo fenomeno è apprezzabile nei blower industriali, meno in quelli da acquario.

Un ulteriore funzione degli aeratori viene detta degassificazione e fa riferimento proprio alla CO2: essendone la concentrazione atmosferica (quasi) sempre minore, il movimento superficiale porta all’allontanamento della CO2 dall’acqua della vasca. Sono sempre gli equilibri relativi a comandare.

Nei LAGHETTI l’aeratore non è mai controindicato. Nel peggiore dei casi risulta inutile, in quanto l’ossigenazione naturale soddisfa i fabbisogni dello specchio d’acqua, ma in numerose altre situazioni il contributo del blower è prezioso.

Se parliamo di ACQUARI bisogna valutare l’allestimento e la densità di pesci.

  • Tanti pesci, zero piante. L’ossigenazione artificiale è consigliabile, che sia per mezzo di aeratori o sprybar in uscita dal filtro. Attenzione a non creare turbolenze esagerate, alcune specie ittiche non apprezzano.
  • Pochi pesci, zero piante. Probabilmente l’ossigenazione superficiale naturale è sufficiente, ma fate attenzione a squilibri del filtro e nei sedimenti. Spesso sono questi ultimi a consumare più ossigeno dei pesci stessi.
  • Acquario super piantumato. Sebbene di giorno possa essere un ottimo modo per garantire alti livelli di ossigeno, quelle vasche simili a insalatiere non sono affatto ideali per i pesci durante la notte. Senza luce, la biomassa vegetale consuma più Ossigeno di quello che rilascia, portando facilmente i pesci a soffrirne la carenza prima dell’alba. La regola “meglio una pianta in più e un pesce in meno” viene spesso portata all’estremo da chi non ha ben chiaro come funziona la biologia degli ospiti di un acquario, evitate di cadere nello stesso errore.
  • Acquario dedicato alle piante: in quanto degassificatore, l’aeratore riduce la CO2 disciolta limitando la crescita della vegetazione e annullado il beneficio di erogare CO2 artificialmente. In questa situazione il plantacquario darà migliori risultati senza aeratore, sebbene vi ricordo e consiglio di non esagerare per le ragioni del punto precedente.

AERATORE E MALATTIE

Un acquario che funziona bene senza aeratore, in caso di malattie e trattamento relativo, necessita aerazione?  Non obbligatoriamente, ma a seconda dei prodotti che si usano e la temperatura dell’acqua potrebbe essere benefico. Resta fondamentale seguire le istruzioni del prodotto utilizzato e possibilmente affidarsi a un professionista competente (spesso, l’aerazione diventa l’ultimo dei problemi …)

LA VERA DOMANDA: QUANTA AERAZIONE?

Nei laghetti è possibile calcolare la potenza degli aeratori necessaria per trasferire l’ossigeno richiesto dal sistema di allevamento/stabulazione. Si devono introdurre variabili come il SAE/SOTR relative all’efficienza del blower e calcolare precisamente biomassa, densità, quantità proiettata di alimento… Un lavoro rutinario in acquacoltura, ma spesso un po’ ostico per un appassionato. Anche qui, un professionista di progettazione di impianti vi può aiutare, specialmente se desiderate un laghetto con certe condizioni volgarmente dette “spinte” ossia con alta densità e tecnologia avanzata.

Con gli acquari nemmeno un professionista può calcolare con esattezza la richiesta reale di ossigeno e il dimensionamento degli aeratori. I numeri sono troppo piccoli e troppo variabili per farne un discorso matematico, quindi dobbiamo approssimare per eccesso in modo da evitare rischi. In ogni caso, la differenza economica di qualche wattora in più non dovrebbe preoccupare. Ho parlato dei problemi di Ossigeno in acquario anche in un altro articoletto che vi invito a leggere, in modo da basare la strategia sul riconoscimento dei sintomi/rischi di cattiva ossigenazione in anticipo.

EFFETTI NASCOSTI DELL’AERAZIONE

L’aerazione, in funzione degassificante, allontana la CO2 dell’acqua e questo dovrebbe essere abbastanza chiaro. Come probabilmente già sapete, la CO2 è acidificante a contatto con l’acqua, dunque se la eliminiamo possiamo aspettarci un incremento di pH. Ciò non significa che l’aerazione alzi il pH sempre e comunque, in quanto di per sè non introduce in vasca agenti basici, semplicemente riduce uno dei tanti possibili acidificanti presenti. Se il pH del vostro acquario è basso solamente grazie alla CO2 abbondante e voi la rimuovete, allora ne andrete ad alterare il valore in modo significativo. Se tuttavia non erogate CO2 artificialmente e la popolazione dell’acquario non è particolaremente densa, il cambio di pH potrebbe essere trascurabile. L’aeratore non altera la funzionalità acidificante di legni e foglie secche.

Vi invito a esporre eventuali dubbi per chiarirli insieme.

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.