Betta splendens: di quanti litri dev’essere l’acquario?

Betta splendens: di quanti litri dev’essere l’acquario?

Una delle questioni più divisive tra gli acquario riguarda il presunto litraggio idoneo per ospitare i Betta splendens, in particolare i maschi delle varietà più ornamentali. Da oltre vent’anni gli acquariofili parlano e si confrontano online su questa tematica senza mai aver trovato un reale punto d’incontro tra le diverse opinioni spesso abbastanza contrastanti tra loro. Nelle prossime righe non pretendo dare una risposta definitiva, piuttosto vorrei avvicinarmi all’argomento con un approccio analitico esaminando diverse idee e argomentazioni per individuare quelle discretamente solide e quelle, invece, troppo fragili.

Le linee di pensiero sono fondamentalmente le seguenti:

  1. Il Betta splendens vive meglio in acquari da 100 litri o più
  2. Betta in minimo 30 litri
  3. Betta sta bene anche in 5-10 litri
  4. Betta non ha problemi in barattoli da 1 litro o meno

Di solito nei miei articoletti cerco di citare pubblicazioni scientifiche che possano supportare in modo netto certe affermazioni: nel caso di questi pesci mancano degli studi mirati a discernere tra i vari litraggi ideali, soprattutto se parliamo di volumi d’acqua per l’allevamento a lungo termine in casa e non solo nella fase di riproduzione e accrescimento. Esistono comunque evidenze di vario genere che aiutano a comprendere meglio le ragioni o le fallacie alla base di ogni linea di pensiero.

Generalmente il Betta è noto per avere origine in pozze, piccoli canali e campi allagati del sud est asiatico. Proprio negli habitat di origine la dimensione spaziale dell’ambiente in cui vive non è così ampia e ciò ha storicamente indotto a pensare che sia un pesce adatto anche a litraggi minimi. Che sia vera o meno questa intuizione, non ci si deve sicuramente basarsi su una osservazione superficiale dell’ambiente di origine.

Nell’analisi ecologica di un ambiente naturale e delle sue biocenosi, ossia i suoi viventi e come interagiscono, non si può mai parlare direttamente di “massimo benessere dell’individuo” per il solo fatto di incontrare tali pesci in quel luogo. La presenza di una popolazione di Betta, per esempio, in una risaia thailandese ci indica che questo ambiente in questo momento storico è una delle opzioni fattibili per il perpeturarsi della popolazione: la somma delle condizioni ecologiche permette a quel gruppo di Betta di sopravvivere e riprodursi in modo sostenibile e non estinguersi. Questo ha poco a che fare con lo stato di massimo benessere dei singoli individui. Sono parametri di analisi diversi che, seppure collegati, non vanno confusi goffamente.

Tenere un pesce in condizioni simili al suo biotopo di origine non significa offrirgli automaticamente le migliori condizioni. Da un punto di vista individualista il biotopo è un compromesso quasi mai ottimale per il singolo. La presenza di competitor della stessa specie o di diverse, di predatori, di patogeni, di variazioni stagionali, di difficoltà nel procacciarsi l’alimento e via dicendo sono fattori che modulano le dinamiche delle popolazioni e delle comunità, ma non si associano al massimo benessere dei singoli.

IN SINTESI: indipendentemente da come vogliate tenere il vostro Betta, lasciate da parte la retorica ingannevole del “come vivono in natura”.

Oltretutto, le varietà commerciali di Betta hanno subito della forti modifiche anatomiche e, di conseguenza, bioenergetiche. Quest’ultimo termine non è altro che la descrizione di quelli che sono gli equilibri tra le calorie e i nutrienti assunti con l’alimentazione e quelli spesi per vivere. Con” vivere” si fa riferimento a: conservazione della propria massa corporea, eventuale aumento (crescita, produzione di uova/sperma) ed energia per tutte le funzioni tra cui le attività interne e quelle visibili macroscopicamente come il nuoto.

Un pesce con una forma idrodinamica e una struttura muscolo-scheletrica efficiente potrà compiere delle buone nuotate consumando il minimo dell’energia in quanto tutto il processo di movimento è ottimizzato. Nel momento in cui a questo pesce si aggiungono pinnaggi voluminosi ed inutili l’efficienza del nuoto cala, ossia viene consumata più energia per compiere lo stesso lavoro.

Il problema nasce nel momento in cui il totale dell’energia giornaliera sia fisso. Quel quantitativo di calorie deve venir distribuito tra quella che è la conservazione corporale e le attività di base e il nuoto. Se il Betta viene posto in un ambiente che lo stimola a nuotare, chiaramente la quota di calorie destinata a tale movimento incrementa. Nel momento in cui l’energia richiesta per il nuoto diventa troppo elevata, per esempio in caso di corrente o di vasche grandi e alte che constrigono gli animali a muoversi continuamente, le attività di base e la conservazione corporale possono risentirne: i pesci dimagriscono e riducono quindi le riserve di energia per far fronte a qualsiasi altre evenienza, anche di natura patologica – infettiva.

Va evidenziato, inoltre, come la capacità di ricevere alimento (quindi energia) è limitata dalle proporzioni del volume di stomaco e corpo completo: i Betta possiedono uno stomaco relativamente piccolo rispetto alla loro massa e per quanto sia di qualità l’alimento, la dose di energia ottenuta ha sempre un limite biochimico di circa 3-4 kcal/grammo.

IN SINTESI: il Betta non è anatomicamente predisposto per nuotare molto. Costringerlo o stimolarlo eccessivamente al movimento, nonostante possa sembrare a primo impatto “vivace” non significa migliorare il suo benessere. Empiricamente, sono noti numerosi casi di animali stremati poichè posti in ambienti non idonei alle loro capacità fisiche, nonostante fino al giorno prima sembrassero “stare bene e felici”.

In alcuni studi viene descritto un valore soglia in termini di litraggi che influenzerebbe il comportamento dei Betta. In particolare, pesci ospitati in acquari da 0.5 L si mostrano poco attivi, mentre a partire dai 10 litri di spazio si evidenzia un nuoto più vivace e lo stesso in acquari di dimensioni via via maggiori. L’interpretazione degli autori dello studio suggerisce che per una osservazione più affascinante dell’etologia del Betta in qualità di pesce ornamentale sia il caso di ospirarlo in acquari di almeno 10 litri eventualmente arredati.

Vorrei far notare due aspetti essenziali prima che il lettore possa cadere in deduzioni scorrette:

  1. Il comportamento associato al movimento NON è un indicatore sicuro o definitivo di benessere. A seconda della specie e dello stadio di sviluppo, un certo comportamento in un certo individuo può diventare un SOSPETTO di una alterazione del benessere, ma non si tratta di una conferma o prova inconfutabile. Generalmente i comportamenti sospetti sono quelli cosiddetti stress-associati oppure quelli ansiosi. Nello studio non si evidenziano questi comportamenti nè si conducono indagini volte a misurare l’ormone dello stress ossia il cortisolo. L’interpretazione degli autori è quindi più vicina all’estetica dell’osservazione a fini ornamentali che a una solida indagine scientifica dimostrabile e ripetibile.
  2. Mancano i litraggi tra 0.5 e 10 litri, quindi non viene definito realmente il valore soglia in cui si osserva il cambio comportamentale. Potrebbero essere 5 litri oppure 8 litri o più probabilmente si assisterebbe a una curva in cui l’incremento di attività è graduale man mano che aumenta lo spazio.

Per poter analizzare meglio la relazione tra ambiente e salute esistono altri parametri: oltre al sopraccitato ormone dello stress, anche i diversi fattori di rendimento nello sviluppo corporeo e i livelli enzimatici sono utili per scoprire se l’organismo sta funzionano esprimendo il suo pieno potenziale o vi sono elementi che alterano tale meccanismo.

Secondo un altro studio, specifico sulla crescita del Betta da avannotto a taglia commerciale durante 8 settimane, viene evidenziato come i migliori risultati si ottengono accrescendo i Betta maschi individualmente in contenitori da appena 150 mL di volume. Questo esperimento è più dettagliato e approfondito del precedente in quanto analizza numerosi indicatori oggettivi. Attenzione a non pensare che sia un esperimento volto a industrializzare i processi o “spingere” in modo inopportuno la crescita: nel test si analizza semplicemente a parità di tutte le altre condizioni, quale litraggio “fa funzionare meglio” l’organismo del Betta. I risultati, sebbene non siano diametralmente opposti tra le diverse variabili, sono comunque matematicamente chiari.

IN SINTESI: sebbene non sia un risposta definitiva, gli studi in merito ci suggeriscono che almeno buona parte degli indicatori oggettivi di salute e corretto funzionamento dell’organismo dei Betta non si possano associare con banalità e superficialità a dei litraggi casuali come quelli solitamente suggeriti in ambito acquariofilo.

CONSIDERAZIONE PERSONALE AGGIUNTIVA: forse per parlare in modo razionale del corretto allevamento del Betta dovremmo diminuire l’attenzione sul litraggio per focalizzarci su altri aspetti più prioritari. A livello scientifico (e pure a livello empirico degli allevatori professionisti e quelli amatoriali) da un lato non ci sono prove che un acquario spazioso sia migliore per il Betta, dall’altro gli studi sulle situazioni “da barattolo” non ci dicono affatto che siano negative, semmai il contrario. In mancanza comunque di una ampia mole di studi in merito, consiglio di andare cauti nel convincersi di un “litraggio ideale”, poichè ad oggi non ci sono dati certi e quelli esistenti sembrano piuttosto ridurre l’importanza a volte maniacale data al numerino dei litri rispetto ad altre condizioni.

**********

LE PRIORITÀ PER LA SALUTE DEI BETTA SPLENDENS

Le cause oggettive e ampiamente dimostrate che provocano alterazioni del benessere nei pesci come i Betta sono principalmente legate a:

  • Dieta
  • Igiene
  • Condizioni dell’acqua (durezze, pH, temperatura)

Dieta, nutrizione e alimentazione sono concetti diversi che approfondirò in un altro articoletto.

L’importante, ora, è capire come sia fondamentale offrire ai Betta una dieta quanto più idonea possibile. Al giorno d’oggi i mangimi formulati prodotti industrialmente possono essere una ottima soluzione per il mantenimento dei Betta adulti e in fase di accrescimento si ottengono risultati molto validi mescolando mangime con alimenti vivi o freschi (spesso preferibile a una delle due alternative singolarmente). Si deve considerare che il Betta è un pesce prevalentemente insettivoro e quindi la capacità ed efficienza digestiva si è evoluta parallelamente a questa categoria di ingesta. Pensare che siano importanti il giorno di digiuno settimanale oppure fornire legumi come i piselli per “liberare l’intestino” significa, perdonerete la schiettezza, aver capito meno di zero di come funziona l’apparato digestivo e le esigenze nutrizionali di un pesce. Approfondiremo il tema in un altro momento, l’obiettivo in questo scritto è solo quello di indirizzare l’attenzione sulle priorità reali.

L’igiene è un altro aspetto critico. Nel caso dei Betta selezionati ancora di più. In questo caso specifico, l’uso di barattoli in cui si cambia l’acqua tutti i giorni risulta una strategia vincente per garantire la quasi assenza di detrito e materiale fecale in decomposizione, oltre a ridurre meccanicamente la carica batteria e protozoaria dell’acqua di continuo.

La durezza carbonatica dell’acqua è importante soprattutto in fase di riproduzione e sviluppo degli avannotti. Venne dimostrato come una durezza bassa sia preferibile a un alta valutando parametri oggettivi di rendimento in un interessante studio comparativo con Poecilia reticulata ossia il guppy. Anche la temperatura riveste un ruolo importante, ma nelle condizioni domestiche molto meno di quello che si pensa in quanto il range di oscillazione in casa rientra solitamente in quello perfettamente tollerato dai Betta adulti.

Approfondiremo meglio prossimamente le diverse tematiche accennate oggi.

 

 

 

Life in a fishbowl: Space and environmental enrichment affect behaviour of Betta splendens

Potential welfare issues of the Siamese fighting fish (Betta splendens) at the retailer and in the hobbyist aquarium

Water hardness influenced variations in reproductive potential of two freshwater fish species; Poecilia reticulata and Betta splendens

 

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.

One thought on “Betta splendens: di quanti litri dev’essere l’acquario?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *