Come si AMMALANO i PESCI d’acquario

Come si AMMALANO i PESCI d’acquario

Senza parlarne con il grado di approfondimento che meriterebbe l’argomento, vorrei riassumere ed evidenziare giusto alcuni punti che ritengo interessanti e applicabili alla gestione sanitaria di un acquario da salotto. Mi rendo conto che su questo tema circolano diversi luoghi comuni che inducono alcuni appassionati a prendere decisioni frettolose le quali non solo si rivelano inutili, ma quasi sempre peggiorano in modo talvolta irrecuperabile la situazione. La cosa peggiore è che spesso sono certi “fuffa-guru” a ricettare soluzioni improvvisate senza fondamento, il che mi sembra un po’ negativo per il settore.

Prima di tutto vorrei chiarire il grafichetto, ossia la base fondamentale per capire come funzionano le malattie infettive. Chiariamo bene che parliamo delle infezioni o, per usare un termine più preciso e adatto ad alcuni casi, anche di infestazioni (parassitarie).

Quelle malattie causate da condizioni genetiche, avversità nei parametri fisico-chimici dell’ambiente, traumi etc non sono direttamente riferibili al grafico, sebbene spesso possano accompagnarlo in parallelo. Nelle prossime righe parliamo solo di quelle malattie causate proprio da un agente biologico.

Per verificarsi l’insorgere di una malattia deve verificarsi assolutamente l’intersezione di tre elementi indispensabili:

  • La PRESENZA DEL PATOGENO. In assenza del microrganismo non si sviluppa la malattia a lui associata, in quanto la generazione spontanea è stata smentita tanto tempo fa. Inoltre va considerata la quantità (numero di unità) necessarie per riuscire a colpire “con successo” il pesce.  Questo valore può oscillare molto, ma aiuta a comprendere il concetto di probabilità e di rischio reale. La certezza assoluta la abbiamo se il numero di patogeni risulta essere zero. In questo caso è impossibile il verificarsi della malattia.
  • Deve essere presente un OSPITE IDONEO, ricettivo per tale patogeno e sensibile in quel momento della sua vita. I patogeni che colpiscono un pesce adulto, per esempio, potrebbero non aver modo di agire sulle uova o sulle larve, sebbene siano la stessa specie teoricamente ricettiva.
  • Un AMBIENTE PERMISSIVO è indispensabile. Questo concetto è veramente ampio, ma risponde a diverse domande comuni. I fattori principali sono la temperatura e alcune condizioni chimiche dell’acqua. Un ambiente ostile per la vita dei pesci può aumentare o ridurre il loro livello di sensibilità nei confronti di un attacco patogeno, allo stesso modo un ambiente diverso può rendere più facile, difficile o impossibile la sopravvivenza del patogeno e l’efficacia dei suoi attacchi.

Sulla base di questi concetti e di evidenze scientifiche specifiche, vi elenco alcuni luoghi comuni:

<< La malattia dei puntini bianchi viene per i cambi d’acqua fatti male.>> Questa è una delle approssimazioni più frequenti per rispondere al “Perchè i miei pesci si sono ammalati?” nella realtà il patogeno responsabile della malattia, se non parassita continuamente i pesci, sopravvive solo pochi giorni. Approfondiremo in un altro momento i dettagli del suo ciclo vitale, ma è bene chiarire come il cambio d’acqua di per sè non sia causa sufficiente per generare il problema. Certamente il parassita era già presente e attivo in vasca, nell’arco temporale di alcuni giorni o poche settimane è diventato “visibile ai nostri occhi” grazie ai segni clinici evidenti ossia i puntini bianchi. Spesso il cambio d’acqua non è nemmeno correlato, semplicemente se cambiate l’acqua tutte le settimane e state assistendo a una patologia con ciclo di vari giorni/settimane, chiaramente è facile cadere in distorsioni della causa-effetto. Analizzato da un altro punto di vista: se avete appena acquistato dei pesci nuovi e cambiate male l’acqua, aspettatevi l’insorgenza della patologia poichè probabilmente avete portato dal negozio il parassita e con la cattiva gestione lo state favorendo. Se, invece, dopo un anno senza acquisti (nè di piante, nè di pesci) appare la patologia, direi che la causa va ricercata altrove, non nel cambio d’acqua. 

<< I pesci si ammalano quando le condizioni dell’acqua sono pessime e non sifonate il fondo >> Bisogna distinguere tra patogeni ubiquitari ossia presenti un po’ ovunque e quelli circoscritti nello spazio e nel tempo alle vicinanze con gli ospiti stessi. Potete avere l’acquario peggiore del mondo, ma i vostri pesci non verranno colpiti da vermi branchiali, camallanidi, ictio, costia e affini se non vengono introdotti da voi stessi. Questi microrganismi giungono negli acquari attraverso l’acquisto di pesci (o in alcuni casi materiali) contaminati, altrimenti non potranno mai e poi mai apparire e generare la malattia. A volte la loro quantità rimane così bassa che non ce ne accorgiamo e i pesci sembrano in salute, ma al primo evento stressante possano prevalere. 

Non dobbiamo nemmeno, ora, semplificare troppo. Vi racconto un aneddoto per riflettere su come l’approssimazione e le “frasi fatte” siano fuffa e che per parlare/consigliare in campo sanitario bisogna averne le competenze. 

Tempo fa lessi una richiesta di aiuto di un acquariofilo con dei pesci visibilmente non in salute. La diagnosi probabile era presenza di vermi cutanei come i comunissimi Gyrodactylus. L’analisi dell’acqua evidenziava un livello di NO3- considerevole. Tutti i consigli premevano sull’urgenza di un cambio dell’acqua. L’aspetto interessante è che i livelli alti di NO3- sono molto più tossici per gli elminti parassiti che per i pesci in oggetto, ossia la presenza di tale sostanza protegge (o libera completamente) gli animali dal problema. Ridurre la concentrazione di NO3-senza agire con una terapia specifica non avrebbe che peggiorato la situazione. 

Sebbene quest’ultimo sia solo un caso specifico, fa riflettere sull’importanza di rivolgersi a professionisti e non fidarsi troppo delle chiacchiere da bar in argomenti così seri come la salute.

Esistono poi alcune patologie che dipendono da microrganismi opportunisti detti patogeni facoltativi (non obbligati). Tra questi menzionamo la Chilodonella, la Trichodina e i suoi parenti stretti, etc. Tali protozoi proliferano in autonomia negli ambienti ricchi di sedimenti e batteri, nutrendosi principalmente di questi ultimi. Nel momento in cui il loro numero (carica) sia elevato e vi siano pesci sensibili, con le giuste condizioni ambientali, possono provocare un episodio patologico anche grave. Risulta molto difficile eliminare completamente questi microrganismi da un ambiente acquatico, specialmente nei laghetti, quindi il corretto approccio è la cura dell’acqua e del fondo. 

Prossimamente vorrei approfondire altri punti inerenti all’argomento “salute dei pesci ornamentali”.

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.

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