Curve di tolleranza: il benessere dei pesci d’acquario non è bianco o nero

Curve di tolleranza: il benessere dei pesci d’acquario non è bianco o nero

Quando si parla in senso lato di benessere dei pesci d’acquario viene spesso svolta una valutazione un po’ troppo netta e semplicistica.

Storicamente la gestione dei pesci veniva basata su valori tabellari imparati sulle cosiddette “schede online”. Se una buona idea generale potevano pure darla, nella pratica troppo spesso offrivano una visione fuorviante di quello che gli animali realmente necessitano o preferiscono.

Il metodo rappresentativo delle curve secondo me riesce a chiarire in modo abbastanza intuitivo come funziona il livello di benessere o malessere dei pesci. Vi descrivo in breve la grafica.

Immaginate un comune pesce ornamentale adulto ospitato nel vostro acquario. Avrà sicuramente delle preferenze in termini di ciascun parametro: non solo i valori chimico-fisici dell’acqua, ma anche l’intensità della luce, la quantità di mangime, il flusso d’acqua, la densità di esemplari in vasca etc Osservate la curva ampia con l’etichetta <<stabulazione pesce adulto>>.

ESEMPIO: LA TEMPERATURA

Prendiamo in considerazione un parametro comunemente analizzato: la temperatura.

Una temperatura troppo bassa, ipoteticamente di 5°C, provoca una mortalità acuta: lo stress è così elevato da non essere sostenibile. Stesso risultato con una temperatura di 45°C.

Questi valori pericolosi corrispondono alle due estremità della curva o “zona rossa” nel segmento.

Una temperatura di 15°C e una di 35°C non provocano una mortalità acuta, ma generano uno stato di malessere tollerabile per un certo periodo. Alla lunga, direttamente o indirettamente, possono concorrere alla morte dell’individuo o alla netta riduzione delle sue capacità biologiche: alimentarsi bene, digerire bene, riprodursi, difendersi dalle malattie…

Tali valori si posizionano sulla “zona gialla” del segmento.

Una temperatura tra 20 e 30°C rappresenta invece un range ideale in cui il pesce adulto può vivere nelle migliori condizioni fisiche. Tanto a 20 come a 30 il metabolismo funziona correttamente, la risposta difensiva alle infezione è sufficiente. In generale, lo stato di benessere è positivo o, più correttamente, non viene alterato negativamente da quel parametro specifico.

Un aspetto molto importante da capire è come la longevità possa essere un risultato ingannevole per giudicare il benessere. Uno stesso pesce allevato a 20°C anzichè a 30°C probabilmente avrà una durata della vita maggiore, ma senza che questo sia correlato alla sua salute: semplicemente una temperatura maggiore negli animali ectotermi e mesotermi (ossia la cui temperatura corporea dipende totalmente o prevalentemente dall’ambiente esterno) provoca una accelerazione del metabolismo e parallelamente anche l’insorgenza di problematiche legate all’età.

LA CURVA SPECIALE

Ora passiamo all’altra curva, casualmente rappresentata a destra e più alta (solo per distinguerle, non per forza devono essere così relazionate tra loro).

Come potete leggere tale curva fa riferimento a una fase specifica della vita del pesce come la riproduzione, che possiamo scomporre in deposizione, sviluppo embrionale delle uova, sopravvivenza delle larve e avannotti.

Quasi sempre nei pesci ornamentali la curva di benessere relativa all’individuo adulto stabulato a lungo termine è ben diversa da quella applicabile con successo nella fase riproduttiva.

In altre parole, le condizioni ottime per riprodurre un pesce non obbligatoriamente sono le migliori per la salute a lungo termine del riproduttore.

Questo mi sembra sia spesso un concetto mal interpretato tanto dagli autori di molte schede online quanto di conseguenza dai loro lettori.

Da un punto di vista ecologico e fisiologico, in natura i pesci affrontano diversi cambiamenti ambientali durante il corso dell’anno, e tale stagionalità influenza l’organismo spingendolo o meno a una attività specifica. Certe condizioni ambientali si riflettono negli equilibri ormonali e nel modo in cui il pesce usa le proprie risorse (nutrienti ed energia). La spinta selettiva ha forgiato popolazioni ittiche che rispondono bene a questi cambiamenti, concentrando la riproduzione in certi mesi piuttosto che in altri, con un risultato finale vincente: difatti tali popolazioni non si sono estinte.

Costringere a condizioni da riproduzione un pesce in modo costante potrebbe non essere in numerose specie una scelta adeguata. Ciò dipende dalle specie e a livello acquariofilo anche dagli obiettivi personali o commerciali.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

  • Le misurazioni puntuali dei parametri in natura sono ingannevoli. A leggere che un certo ciclide è stato rinvenuto una volta a pH 3 in qualche fiume amazzonico non significa obbligatoriamente che tale valore rientri nella fascia verde.
  • In natura i pesci sopravvivono a periodi in fascia gialla e a lungo andare se le condizioni sono spesso gialle o vicine al rosso, la selezione naturale può produrre popolazioni via via più idonee traslando o ampliando quindi la curva di tolleranza.
  • Pesci provenienti da ambienti diversi possono comunque condividere lo stesso acquario se tutte le varie condizioni presentano un punto di incontro nella fascia verde. Un pesce tendenzialmente di acque acide potrebbe convivere bene con uno di acque alcaline se entrambe le specie tollerano durezze e pH intermedi: bisogna basarsi sui dati specifici per quel “valore d’incontro”, senza pregiudizi ideologici.
  • Esperienze isolate di sopravvivenza o mortalità/problemi di una certa specie in condizioni “diverse” non sempre ha valore o consistenza statistica. Il rigore e il metodo nella registrazione di dati in uno studio scientifico non si paragona con quello che è un aneddoto da salotto. In generale è meglio affidarsi ai dati di laboratorio poichè analizzano in modo molto preciso un parametro specifico, senza tanti rischi di incorrere in errori procedurali o di interpretazione.
  • Ripeto per chiarirlo meglio possibile da un altro punto di vista. La mancata riproduzione di una certa specie in acquario non significa che tali individui non vivano bene, al contrario forzare una riproduzione continua può non essere ideale per gli adulti riproduttori.

 

 

 

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.

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