Errori di interpretazione nella gestione di un acquario: parliamo di distorsione della correlazione

Errori di interpretazione nella gestione di un acquario: parliamo di distorsione della correlazione

Un acquario da salotto dà gioia, soddisfazioni e trasmette calma. Gli effetti benefici di un bell’acquario sono dimostrati da diversi studi scientifici, specialmente sui bambini, e tanti anni fa anche il buon Konrad Lorenz menzionava la piacevole distrazione che provava nell’osservare le sue vasche.

Cosa succede quando da “osservatori” diventiamo “operatori” nella gestione di quell’acquario? In altre parole, quando diventiamo “acquariofili” e dobbiamo non solo guardare, ma anche allestire e gestire attivamente l’acquario?

Grazie alla tecnologia e alla disponibilità in commercio di tante soluzioni, ormai avere un acquario bello e sano in casa non è così difficile come ai tempi di Michele Lessona o addirittura Philipe Henry Gosse… due nomi famosi agli albori dell’acquariofilia occidentale. Possiamo dire che oggi esistono varie opzioni di allestimento e gestione che, sebbene richiedano una certa conoscenza in merito, non obbligano l’appassionato ad approfondire esageratamente i vari dettagli.

Cosa succede se, invece di limitarsi a quella dozzina di “suggerimenti approssimativi, ma solitamente efficaci”, si è spinti dalla curiosità ad approfondire davvero i vari meccanismi, dinamiche e principi che regolano la vita in acquario?

Purtroppo, la prima impressione è il vuoto cosmico. Effettivamente, ditemi voi se avete sensazioni diverse, mi sembra ci sia un netto distacco tra la cultura acquariofila di base e quella che potremmo chiamare “scienza dell’acquario” o una sorta di fusione tra Ecologia e Acquacoltura tecnificata. Non mi riferisco tanto alle piante, ma soprattutto ai pesci ornamentali.

Migliaia di contenuti super basici.

Pochissimi contenuti intermedi/avanzati.

Mezzo milione di contenuti scientifici.

Questa strana “distribuzione” dei contenuti temo colpisca negativamente tutti quegli appassionati che, magari dopo aver speso centinaia o migliaia di euro per le proprie vasche, ormai vorrebbero pure saperne davvero di più sul loro hobby. Un po’ come con le automobili: tutti le guidiamo, anche senza saperne di motori e aerodinamica. Eppure in quel settore tanti appassionati, pur senza essere ingegneri o tecnici, qualcosa di vetture ne vogliono capire.

Un tendenza forse troppo frequente in acquariofilia è quella di voler semplificare ciò che non si dovrebbe banalizzare troppo, e questo atteggiamento porta alla creazione di luoghi comuni. Effettivamente, quando si vuole “divulgare” sugli acquari è molto più facile aver solo da ripetere le solite “frasi fatte” senza capirne più di tanto, che saperle spiegare sul serio.

I luoghi comuni forse forse possono essere quasi accettabili in situazioni in cui l’alternativa sarebbe pure peggiore, ma non credo sia un buon approccio per far progredire il settore, specialmente se consideriamo che gli acquariofili curiosi sono numerosi e che circondarsi di informazioni vere potrebbe pure far aumentare la passione per gli acquari, anzichè doversi limitare ad ascoltare idee fumose e dogmatiche.

Uno degli errori che ho incontrato con maggiore frequenza leggendo le pubblicazioni acquariofile (non scientifiche, giustamente) è quello delle false interpretazioni delle esperienze/anedotti causate da una distorsione della correlazione tra eventi.

Detto in modo semplice, si attribuiscono successi/fallimenti/conseguenze varie a dei fattori che non ne sono affatto la causa o lo sono solo marginalmente e magari non in quel caso specifico.

Questo genera una sorta di “fuffa-cultura” che rischia a lungo andare nella carriera acquariofila di generare più dubbi che risposte, specialmente quando si iniziano a notare le incongruenze.

Vi propongo alcuni esempi random ai quali volentieri ne aggiungerò altri in pubblicazioni future.

  • I pesci come i tetra si riuniscono in gruppi compatti e nuotano assieme. Falsa interpretazione: sono pesci sociali felici di stare in gruppo. Distorsione: i pesci di gruppo si compattano quando avvertono minacce, trattasi di un comportamento difensivo per confondere il predatore. Nei pesci di gruppo esiste il bullismo: i grandi picchiano quelli meno forti per sottometterli, farli mangiare di meno, non farli accoppiare, nella “speranza” istintiva che al prossimo attacco il predatore si mangi le vittime e non i bulli. E che non ci siano predatori in acquario i pesci non lo sanno!

 

  • I colori “innaturali” di fondo e arredi fanno male ai pesci. Falsa interpretazione: negli acquari “arcobaleno” i pesci mostrano spesso comportamenti stressati e spaventati. Distorsione: generalmente questi allestimenti possiedono colori chiari e luce forte senza essere schermata. I pesci temono la luce intensa e gli spazi scoperti, i colori chiari possono riflettere più luce riducendo il comfort dei pesci preda. Il colore in sè non risulta essere il vero problema, anzi diverse specie preferiscono ambienti rossi e blu, altre prelidigono altri colori. Il concetto di colore naturale esiste solo nella testa di noi umani che basiamo il nostro giudizio su criteri dell’estetica della nostra cultura umanistica, non scientifica. I pesci non guardano Disney.

 

  • Le piante finte non vanno mai messe in acquario, fanno male ai pesci. Falsa interpretazione: di solito gli acquari da salotto con piante finte sono allestiti da persone ancora inesperte, quindi spesso i pesci in questi acquari sono in condizioni precarie di salute. Distorsione: l’incompetente (nel senso tecnico, da dizionario) accusa le piante finte di essere causa di tutti i problemi, quando invece la ricerca scientifica ci dice che le decorazioni plastiche atossiche possono essere un ottimo alleato per rilassare i pesci, riducendo il loro livello di cortisolo (ormone dello stress). Le piante finte sono un buon arricchimento ambientale per molte specie. Non aiutano nella gestione della qualità dell’acqua in quanto non consumano i composti azotati di scarto dei pesci, ma nemmeno le piante vere a crescita lenta aiutano in modo significativo. Non si deve pensare al un antagonismo tra pianta finta e pianta vera. La pianta vera ha caratteristiche e funzioni importanti, ma anche la pianta finta contribuisce come arricchimento ambientale. A un acquario con decorazioni plastiche si possono aggiungere piante vere, ma non obbligatoriamente devono sostituire gli arredi già presenti, soprattutto se poi la vasca dovesse restare un po’ vuota in attesa que quelle vere crescano. Altri studi suggeriscono che l’utilizzo di piante di plastica riduce i comportamenti ansiosi di specie sociali come i Danio rerio quando questi vengono isolati in vasche senza i compagni.

 

Benessere dei pesci ed estetica non vanno sempre a braccetto, e sebbene esistano ottime soluzioni per soddisfare entrambe le aspettative, non va mai giusticata con l’opinione estetica una qualsiasi supposizione di carattere scientifico.

Prossimamente pubblicherò altri esempi simili su false credenze in acquariofilia.

Gli studi scientifici sono citati sul sito Colture Acquatiche e alcuni li condivido nei commenti.

 

 

 

 

 

Qualche pubblicazione scientifica interessante.

The effects of interacting with fish in aquariums on human health and well-being: A systematic review

The adaptive significance of schooling as an anti-predator defence in fish

The impact of housing environment color on zebrafish anxiety-like behavioral and physiological (cortisol) responses

Influence of color background and shelter availability on jundiá (Rhamdia quelen) stress response

Effect of background color and shelters on female pigmentation in the ornamental red cherry shrimp Neocaridina davidi (Caridea, Atyidae)

Blue aquarium background is appropriate for rearing male Siamese fighting fish (Betta splendens)

Effects of tank color on the growth, survival rate, stress response, and skin color of juvenile hybrid catfish (Clarias macrocephalus × Clarias gariepinus)

Effects of artificial submersed vegetation on consumption and growth of mandarin fish Siniperca chuatsi (Basilewsky) foraging on live prey

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.

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