NANISMO INDOTTO nei PESCI D’ACQUARIO: tra verità e falsi miti

NANISMO INDOTTO nei PESCI D’ACQUARIO: tra verità e falsi miti

Il nanismo indotto è qualcosa di cui quasi ogni acquariofilo ha sentito parlare, soprattutto a inizio carriera e se il primo amico acquatico è stato il comunissimo pesce rosso nella boccia. .

Nanismo indotto: una premessa

Nelle prossime (numerose) righe vorrei portare un po’ di luce su questo tema la cui compresione è spesso tremendamente sbagliata o distorta.

Se in alcuni contesti l’ottenimento di un risultato positivo può essere perseguito anche con qualche errore concettuale nel processo, nel settore degli acquari e degli animali in genere temo sia un approccio parecchio pericoloso. Ci induce a costruirci castelli di carta mentali che prima o poi crollano, portandoci a tante insoddisfazioni, oltre che a possibili perdite di denaro. Il mio consiglio personale è sempre quello di dedicare un paio di minuti in più ad approfondire certi temi così basilari, in modo da affrontare tutto il resto con una maggiore consapevolezza, serenità e solidità conoscitiva. Fare “acquariofilia consapevole” non significa ripetere luoghi comuni in stile disneyano, bensì avere un approccio critico e curioso verso quelle nozioni scientificamente dimostrate che ci indicano una via sicura e affidabile per la gestione del proprio acquario e dei propri ospiti.

Innanzitutto, cosa significa “nanismo indotto”?

Chiariamo subito che è una locuzione di per sè non molto scientifica. Il nanismo è un concetto che per assumere significato va sempre riferito a:

 

1 ) Una specie. Le specie ittiche nanizzate vengono chiamate più correttamente “miniaturizzate”. La miniaturizzazione è un fenomeno che riguarda geneticamente tutti gli individui di una specie e solitamente comporta delle precise alterazione scheletriche ereditarie. Alcuni esempi estremi conosciuti in acquariofilia sono le varie specie di Boraras, un piccolo ciprinide asiatico.

 

2 ) Una popolazione. In natura si osservano popolazioni ittiche le cui dimensioni medie sono inferiori se comparate a quelle di altre popolazione della stessa specie, ma localizzate in ambienti diversi. La causa è principalmente di tipo ambientale. Se una popolazione sopravvive in un ambiente diverso da quello che si suppone ottimale, significa che geneticamente possiede la possibilità predeterminata di adattare il fenotipo (corpo, comportamento, fisiologia…) a quelle nuove condizioni senza che ciò rappresenti una fenomeno evolutivo, giacchè tale capacità risiede già in tutti i soggetti. Trattasi di una strategia che in diversi pesci si è rivelata vincente per la colonizzazione di nuove aree. Taglie medie inferiori si possono associare anche a una maturazione sessuale precoce nel tempo o nella taglia minima, e ciò rappresenta un adattamento utile poichè riduce il tempo e/o l’esigenza di nutrienti per arrivare al momento, fondamentale, della riproduzione.

Esempio. Una popolazione i cui individui devono raggiungere, per esempio, il peso di 5 kg per potersi riprodurre, posta in un ambiente che sostiene una crescita solo fino a 2 kg, si estinguerà. Se invece adotta degli adattamenti tali da potersi riprodurre prima, la popolazione potrà perpetuarsi.

 

3 ) Un individuo. Il nanismo su un individuo può avere cause genetiche o ambientali. Se sono cause genetiche, in laboratorio si possono identificare quali sono le sequenze di geni responsabili di tale variazione. Se le cause sono ambientali, andrebbe chiarito il limite tra “nanismo” e “crescita minore”. Scientificamente, nel settore ittico, ad oggi non vi è una distinzione netta applicabile a tutti i pesci. Quello che possiamo ritenere di assoluta gravità è se gli individui “nani” non arrivano a maturità sessuale. Questa condizione preclude la possibilità di riprodursi troncando di fatti la perpetuazione della specie, che è il principio e obiettivo fondamentale della Vita. La gravità è da un punto di vista ecologico, mentre che sia un problema per il benessere del singolo sarebbe tutto da dimostrare.

Ora, questa premessa mi è servita per definire meglio il caso del “nanismo indotto in acquario”. Il supposto problema che si nota negli acquari riguarda chiaramente i singoli individui.

Vorrei condividervi degli approfondimento che riguardano proprio l’interazione tra ambiente (presunte condizioni sbagliate dell’acquario) e la crescita/benessere/salute degli ospiti ittici.

Non andiamo a fare paragoni del tipo << Anche in natura a volte crescono poco >> poichè non dimostra nulla, in quanto effetto macroscopico conseguente di altre motivazioni. Per dimostrare qualcosa bisogna andare nei dettagli attraverso un approfondimento verticale e puntiglioso, in un certo senso dobbiamo ricercare la “causa prima”.

Cerchiamo, quindi, di capire quali sono realmente le cause che portano i pesci a crescere molto meno di quello che ci si aspetta. Esistono diverse concause, correlate o indipendenti, che portano a tale effetto.

 

ALIMENTAZIONE

L’alimentazione è probabilmente la causa principale e immediata che regola la crescita. Rispetto al totale dell’alimento ingerito, solo una parte viene realmente assimilata. Questa percentuale verrà poi frazionata in due gruppi: nutrienti che diventeranno massa (conservazione o aumento) e nutrienti che verranno bruciati per generare energia (i residui della combustione biologica vengono perlopiù espulsi, quindi non appartengono più al corpo del pesce). La priorità nell’uso dei nutrienti segue questo ordine: energia -> conservazione massa –> aumento massa.

Se l’alimentazione è assente o minore del fabbisogno di mantenimento, il pesce dimagrisce. Perde riserve di carboidrati, di grassi e inizia a deteriorarsi il muscolo.

Se l’alimentazione è sufficiente per energia e conservazione della massa, il pesce non dimagrisce. Nuota e vive.

Se l’alimentazione supera le richieste energetiche e per la conservazione della massa, avverrà un possibile aumento. Questo aumento possiamo schematizzarlo come segue.

Pesce adulto con suplus di alimento = cresce ancora (anche ingrassando) o si riproduce. Soprattutto le femmine perdono molte risorse per produrre le uova. La scelta di crescere o riprodursi (o fare entrambi) è mediata da ormoni.

Pesce giovane: cresce. Se alimentato veramente tanto oppure male oppure in presenza di altri fattori può anche ingrassare.

Nel caso dei pesci rossi giovanissimi un’alimentazione costituita da circa 1% del loro peso corporeo al giorno in mangime è sufficiente per mantenerli, ma non per accrescerli. Lo studio voleva dimostrare come limitare la crescita dei carassi per mantenerli di taglia piccola e commerciale durante tanti mesi (esigenze per la distribuzione nei mercati). Allo stesso tempo ha evidenziato come quel quantitativo di mangime diario sia grossomodo equivalente al fabbisogno di mantenimento, ma non per la crescita.

Nel caso degli acquari domestici, alimentado i pesci rossi o qualunque altra specie solo con pochi pizzichi di mangime potrebbe offrire loro un apporto nutritivo idoneo per sopravvivere, ma insufficiente per crescere. Non è comunque bianco/nero: esiste il caso intermedio in cui mangiano abbastanza pure per crescere, ma non così tanto per farlo velocemente.

Nel prossimo caso, immaginiamo che l’alimentazione sia abbondante e non rappresenti un limite nè per quantita nè per qualità.

 

QUALITÀ DELL’ACQUA: AMMONIACA, NITRITO, NITRATO.

La qualità dell’acqua è rappresentata tra il  resto anche da salinità e durezza carbonatica, ma non approfondirò questi due aspetti poichè nella situazione tipica domestica non sono significativi.

L’ammoniaca e l’ammonio ambientali sono invece sostanze particolarmente importanti per capire come la crescita dei pesci ne può venir influenzata. In generale, queste sostanze creano diversi tipi di squilibri interni nei pesci.

Il nitrito, come forse già sapete, ostacola l’efficienza della respirazione, danneggiando la struttura dell’emoglobina del sangue impendendole di trasportare Ossigeno ai tessuti.

Anche il nitrato provoca diversi squilibri, sebbene ne servano quantità molto elevate rispetto ai precedenti composti azotati.

Queste sostanze provocano due conseguenze dose-dipendente nei pesci:

  1. Qualsiasi squilibrio provocato da un agente esterno deve venir compensato da un provvedimento fisiologico. In poche parole, serve energia aggiuntiva per rispondere a tale problema. Questa energia deriva ovviamente dall’alimento e se ricordate quanto detto prima, tutti i nutrienti che vengono bruciati per fine energetico sono automaticamente sottratti dalla conservazione o aumento di massa. A parità di mangime, quindi, se i pesci vivono in un ambiente inquinato crescono di meno o addirittura dimagriscono, a seconda di quanto sia grave la situazione.
  2. La presenza di tali composti può provocare una alterazione ormonale nei pesci. Gli ormoni sono molecole speciali giganti prodotte dall’organismo per regolare la sua organizzazione, il suo ordine e il suo funzionamento (e non solo). In particolare è stato scoperto che un ambiente inquinato può stimolare il rilascio di ormoni che inibiscono il rilascio di altri ormoni, quelli della crescita. In poche parole lo stesso organismo frena quello che è l’aumento di massa e la crescita, ma eventualmente anche la riproduzione.

 

PRIMA PICCOLA PARENTESI SUGLI ORMONI

Ci sono cause diverse dall’inquinamento che provocano il rilascio di ormoni negativi per la crescita. Tra quelle facilmente osservabili in acquario va citato:

  • Bullismo. I pesci dominanti picchiano i più deboli che oltre a mangiare meno, possono subire un aumento dell’ormone cortisolo. Questo cambia l’allocamento delle risorse provenienti dal mangime: anzichè crescere, vengono deviate per ottenere per esempio più energia libera disponibile per essere reattivi e scappare, ma non solo. Senza dilungarsi troppo (ne ho parlato in altri articoli) il cortisolo elevato per lunghi periodi riduce la crescita e termina avendo effetti distruttivi su tutto l’organismo. Dipende dall’intensità del bullismo, che ricordo spesso viene accompagnato anche da scontri violenti o mortali in alcune specie, ancora prima di scomodare gli ormoni. I pesci rossi non sono così aggressivi, alcuni ciclidi sì.
  • Stress ambientali di vario tipo. Stesso meccanismo: aumentano il cortisolo. Pure su questo ho scritto qualche altro report specifico.

Attenzione a non confondere uno stress intenso da uno leggero, uno cronico da uno occasionale.

 

MOVIMENTO

Il movimento ossia il nuoto dei pesci può influenzare la crescita e la salute, ma non nel modo in cui siamo portati a pensare se li paragoniamo a noi umani e al nostro stile di vita. Tralasciamo che anatomia e fisiologia di pesci e mammiferi sono profondamente diverse e chiunque si lasci andare a paragoni sempliciotti non fa che ostentare il suo digiuno conoscitivo in materia…

Con i pesci dobbiamo definire molto bene quello che significa fare movimento.

Prima di tutto: vivono in acqua e se non fosse chiaro l’acqua può presentare corrente. Un pesce in un laghetto di acqua ferma può, a fine giornata, aver svolto meno esercizio fisico rispetto a un suo simile posto in un secchio con una pompa di movimento che lo obbliga a nuotare.

La vera domanda: questo movimento fa bene ai pesci? Serve per il loro benessere e la loro crescita?

In generale il movimento nei pesci esiste per una esigenza principale: spostarsi. Lo spostamento serve per ottenere cibo (anche scappare dai predatori e incontrare il partner in alcuni casi).

Se togliamo la necessità del movimento come tecnica per sopravvivere, restano dei benefici per i pesci?

Sicuramente muoversi significa spendere energia. Tutti i pesci studiati costretti a muoversi troppo (soglia che dipende da ciascuna specie) finiscono stremati e iniziano a morire. Certo, non sono le condizioni che andremmo a ricreare in acquario, teoricamente. Sottolineo – solo teoricamente- perchè più volte ho visto pesci inadatti al nuoto come Betta splendens selezionati abbandonati in grandi acquari vuoti e alti, con un certo flusso dell’acqua, costringendoli a sprecare energie per cui non sono predisposti. Una situazione che non mira certo al loro benessere.

Nel caso di altri pesci anatomicamente più predisposti al nuoto, cosa possiamo affermare?

La risposta è dipende. In alcuni pesci d’allevamento alimentare conviene obbligare al nuoto per aumentare la massa muscolare nel filetto, ossia la parte che si vende. Il “quanto” farli nuotare dipende da specie a specie, oltre che dalla dieta e altri fattori.

Nel caso dei pesci rossi, gli studi evidenziano come esistano differenze nella crescita muscolare legata all’esercizio. Con alimentazione illimitata, i pesci rossi che continuano a nuotare hanno generalmente una maggior massa muscolare.

Questo risultato potrebbe trarre in inganno: la massa muscolare è direttamente associata al benessere dei pesci?

In realtà è l’ipertrofia muscolare nasce come adattamento a un ambiente ostile, la cui risposta è per l’appunto una maggiore forza e resistenza per non esserne sopraffatti. L’energia impiegata per la costruzione del muscolo e per la sua attività viene sottratta ad altre funzioni, come la crescita dell’individuo e la riproduzione.

Esageriamo: cosa succede se i pesci vengono posti in una vaschetta così piccola da non farli quasi girare?

Un esperimento sui Danio rerio, ciprinide parente del pesce rosso, segnala come i soggetti collocati in micro vasche appena più lunghe del loro stesso corpo presentino un comportamento ansioso, almeno inizialmente. In ogni caso, non ci sono effetti sui livelli di cortisolo (ricordiamo, l’ormone dello stress). Trattasi comunque di un caso così estremo che non si verifica solitamente nemmeno nelle prime esperienze dei neofiti.

In conclusione il movimento in sè non si può associare direttamente alla crescita e/o al presunto nanismo, mentre influenza una possibile variazione della composizione corporea: percentuale di muscolo, di glicogeno, di grasso, indice epatico, …

 

SOCIALITÀ E SECONDA PICCOLA PARENTESI SUGLI ORMONI

Alcuni pesci sono considerati sociali. Vivono in gruppo e interagiscono con i propri simili durante tutto l’anno, non solo nel momento della riproduzione. Ho parlato della socialità dei pesci in altri articoli, ora vorrei solo riportare alcune informazioni puntuali inerenti al tema “nanismo indotto”.

  • La vita sociale nasce per difendersi dai predatori.
  • In un gruppo vi sono dominanti e sottomessi. I dominanti stressano i sottomessi, ma tale stress è comunque un male minore rispetto a essere divorati dai predatori.
  • I sottomessi vengono bullizzati in vari modi: picchiati, allontanati dal cibo, disturbati e in alcuni casi vi sono feromoni.
  • Il risultato della sottomissione è una riduzione della crescita (non solo).
  • La riduzione della crescita è data da minore alimentazione, ormone cortisolo e nei casi estremi da perdite energetiche per sanare le ferite.

Suggerisco di escludere la socialità dall’analisi del presunto nanismo in quanto non direttamente collegato se non per la leggera riduzione di crescita dei sottomessi appena menzionati.

Al contrario, pesci sociali isolati hanno casomai più potenziale di crescita nel momento in cui l’ambiente non arrecchi altri tipi di stress non compensanti dalla sicurezza data dallo stare in gruppo. In tutti questi casi, comunque, la causa prima non è quasi mai legata alla presenza in sè di altri pesci, ma alle conseguenze di gestire molti pesci assieme: acqua inquinata e una somministrazione di mangime non equa.

 

IPOTESI ASSURDA PER EVITARE IL “NANISMO”

Il presunto nanismo indotto nei pesci d’acquario probabilmente è uno dei fenomeni peggio compresi dagli appassionati. Personalmente noto una certa “distorsione della correlazione” che porta alcune persone a credere che i pesci non crescano bene solo ed esclusivamente per le misure dell’acquario in cui vengono inseriti.

In realtà ad oggi non esistono evidenze scientifiche che dimostrino come i litri dell’acquario o le misure dei lati influenzino il sano sviluppo degli animali acquatici.

Il lettore giustamente potrebbe chiedersi: “Quindi perchè i pesci potenzialmente grandi restano piccoli in vasche piccole?”. Direi che in quasi tutti le casistiche la ragione si possa individuare nei problemi menzionati in questo articolo: alimentazione scarsa e/o acqua inquinata.

Il vero problema, quindi, risulta legato alla GESTIONE del piccolo acquario, non alle dimensioni in sè. Da un certo punto di vista, è proprio il modo in cui l’acquariofilo cura l’acquario che influenza la crescita dei pesci, più che le misure dei lati dello stesso.

Per capire meglio propongo un esempio pratico e numerico. Qualche calcolo sembra noioso, ma è la prova matematica di quello che andrò a sostenere dopo.

+++ Acquario di 20 litri con 3 pesci rossi +++

Un po’ di numeri per farci un’idea verosimile.

Peso Totale Pesci = 50 grammi

Mangime diario = 3% ossia 1,5 grammi

Ammoniaca-ammonio NH3/NH4+ liberati giornalmente = 0,07 g

Aumento diario di concentrazione NH3/NH4+: 3,5 mg/lt di ammonio-ammoniaca

Nelle condizioni di pH e temperatura comuni, tale concentrazione supera addirittura la soglia di tolleranza in merito alla tossicità acuta. Se non si effettuassero cambi d’acqua più volte al giorno, non solo si osserverebbero i problemi legati all’esposizione cronica citati nei precedenti paragrafi, ma si potrebbe verificare anche la mortalità dei pesci.

Una possibile soluzione potrebbe essere l’installazione di un filtro biologico, ma questo deve essere correttamente dimensionato ed efficiente, altrimenti oltre a non elaborare tutto l’ammonio può generare accumuli di Nitrito. In ogni caso, sarebbe rapido anche l’accumulo del Nitrato rendendo necessaria una manutenzione frequente probabilmente insostenibile per i tempi che un comune acquariofilo potrebbe avere a disposizione.

 

RIFLESSIONE FINALE SUL NANISMO INDOTTO

Alla luce dei riferimenti scientifici e dei calcoli, spero sia un pò più chiaro ai lettori come il presunto nanismo indotto non sia un fenomeno da banalizzare con regole magiche approssimative.

La crescita dei pesci è influenzata da precise condizioni ambientali e tra queste il mero spazio a disposizione non è una causa primaria.

La priorità va alla qualità dell’acqua, all’alimentazione, ai coinquilini e anche all’allestimento.

Ricordo e sottolineo infine che variazioni nelle taglie degli animali possono essere adattamenti geneticamente predisposti frutto dell’interazione tra potenziale genetico e condizioni ambientali, senza che obbligatoriamente ciò possa alterare lo stato di salute e benessere dei pesci.

Personalmente sono dell’idea che non siano i luoghi comuni, bensì il pensiero critico e la ponderazione le chiavi per un’acquariofilia più consapevole.

 

Riferimenti scientifici di approfondimento su temi inerenti il nanismo indotto o presunto tale con i pesci d’acquario.

 

The Effect of Stocking and Feeding Rates on Growth and Production of Feeder Goldfish in Pools

Chronic exposure to nitrate significantly reduces growth and affects the health status of juvenile Nile tilapia (Oreochromis niloticus L.) in recirculating aquaculture systems

Combined effects of high environmental ammonia, starvation and exercise on hormonal and ion-regulatory response in goldfish (Carassius auratus L.)

Influence of Feeding Frequency on Growth performance and Body Indices of Goldfish (Carrassius auratus)

Somatostatin Inhibition of Growth Hormone Release in Goldfish: Possible Targets of Intracellular Mechanisms of Action

Endocrine regulation of compensatory growth in fish

Sub-chronic exposure to ammonia inhibits the growth of juvenile Wuchang bream (Megalobrama amblycephala) mainly by downregulation of growth hormone/insulin-like growth factor axis

Effect of chronic ammonia exposure on growth performance, serum growth hormone (GH) levels and gill histology of Nile tilapia (Oreochromis niloticus).

The Effect of Training on the Swimming Muscles of the Goldfish (Carassius Auratus)

Effect of Tank Size on Zebrafish Behavior and Physiology

Feeding ration and frequency influences growth, feed utilization and body composition of goldfish (Carassius auratus)

 

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.

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