Perché BOCCHEGGIANO i pesci d’acquario? Riflessione su OSSIGENO, nitrito, sale…

Perché BOCCHEGGIANO i pesci d’acquario? Riflessione su OSSIGENO, nitrito, sale…

L’ossigeno è così importante… che nessuno in acquario lo misura?

Generalmente i test per la qualità dell’acqua nelle vasche domestiche includo pH, durezze e composti azotati. Un misuratore di ossigeno disciolto DO non viene mai contemplato.
Nonostante ciò, buffamente, nelle chiacchiere acquariofile viene spesso accusata la mancanza di DO come causa del comportamento affannoso dei pesci che, vicino alla superficie, boccheggiano. (Nota: aria e pelo dell’acqua sono più ricche di ossigeno delle acque profonde, salvo rare eccezioni)

Allo stesso modo, indipendentemente dal comportamento dei pesci, una vasca senza movimento nè piante viene etichettata come “trappola senza ossigeno”.

Sfruttando l’abbondante repertorio di conoscenze tecniche ed esempi empirici che si offre l’acquacoltura, certi fenomeni degli acquari domestici dovrebbero capirsi meglio.

Il primo concetto fondamentale:
– Il comportamento dei pesci che boccheggiano è totalmente indipendente dall’ossigeno ambientale. Tutte queste risposte fisiologiche e comportamentali sono date dai livelli di ossigeno *dentro* l’organismo.
Questa sottile differenza ci fa intuire come possa esistere una situazione in cui l’ossigeno disciolto DO sia abbondante, diciamo a saturazione, mentre i nostri pesci ne sono in forte carenze nonostante boccheggino disperati.

Quali sono, quindi, quei fattori che determinano tale situazione paradossale?

Le branchie sono la prima barriera tra ambiente esterno e organismo. Da qui passa la maggior parte dell’ossigeno utilizzato nel metabolismo dei pesci ornamentali tipici in commercio. Rappresentano un porto di scambio di diverse sostanze, ma ciò che ora ci interessa è l’Ossigeno e il CO2.
Il primo deve entrare e il secondo uscire.

Si dà il caso che la molecola di trasporto di entrambi nel flusso sanguigno sia la stessa, che a livello branchiale deve prima scaricare il CO2 e poi caricare l’Ossigeno.
Se nell’ambiente il CO2 è altissimo, indipendentemente che l’ossigeno sia saturo o meno, quelle molecole per ragioni chimico-fisiche non riescono a cedere liberandosi del CO2 e quindi restano “occupate” e non possono ricevere Ossigeno.

Questa è una delle ragioni per cui la diceria “Usiamo impianto CO2 così le piante producono Ossigeno e i pesci respirano meglio” sia troppo spesso una affermazione superficiale di persone incompetenti.

Dal punto di vista della sicurezza e affidabilità per il benessere dei pesci in merito alla respirazione, l’uso di un aeratore (pompetta d’aria o altre tecnologie che siano) è sempre la migliore scelta.

Analizziamo un altro caso.

Ambiente ricco di ossigeno, scarso di CO2.
I pesci continuano a boccheggiare.
Due soluzioni:
1. Stop acquari. Troppo complicato, buttiamo la vasca. Risparmiamo soldi, tempo e brutte esperienze. Facciamo una settimana in più di vacanza l’anno prossimo. Saremo finalmente felici e trascorreremo più tempo con amici e famiglia invece di sifonare il materiale fecale dei pesci che boccheggiano perché non sanno che altro fare per rovinare la serenità nella vita dell’acquariofilo.
2. Ci ostiniamo a continuare nella lettura.
In quella casistica casistica ci sono due ipotesi e un inganno.

BRANCHIE DANNEGGIATE: le branchie sono fisicamente danneggiate da infezioni batteriche, protozoarie o da parassiti che meccanicamente hanno danneggiato la struttura delle branchie riducendone l’efficenza di scambio gassoso. Soluzione: trattamento ambientale e sanitario con o senza terapia farmacologica. A discrezione dello specialista (diffidare dei praticoni e fuffa guru).

NITRITO. Lo ione nitrito si lega alle molecole che trasportano Ossigeno danneggiando loro funzionalità in modo praticamente irreparabile. Il sangue nel suo complesso perde fortemente efficienza nel portare ossigeno ai tessuti e riduce anche parzialmente la sua capacità di togliere CO2.
Soluzione
– Cambio d’acqua d’urgenza, pulire filtro meccanico, sistemare in generale il sistema filtrante per il futuro, non alimentare per qualche giorno, etc
Prevenzione
– si deve lavorare meglio come progettazione e gestione dell’acquario.
Prevenzione speciale
– esiste una strategia per evitare che il nitrito possa nuocere all’organismo. Banalmente, dobbiamo evitare che possa entrare fisicamente nei pesci. Come farlo? Qui ci viene d’aiuto la fisiologia. Ricordate che le branchie permettono lo scambio di tante sostanze con l’ambiente? Il nitrito entra in buona dose proprio dalle branchie. Il porto di ingresso sappiamo essere comune a quello di un’altra sostanza molto meno tossica (anzi, per nulla alle giuste concentrazioni). L’idea di fondo? Se quel porto lo teniamo occupato lavorando con altre sostanze, farà entrare molto meno nitrito. Immaginate di dover far passare dal canale di Panama 10 navi di nitrito da sole, entrano subito. Se le 10 navi di nitrito sono mescolate a 50.000 navi di qualcos’altro, ci vorrà una eternità prima di far passare anche tutto il nitrito. Lo stesso avviene nelle branchie con lo ione Cloruro. Acque ricche di cloruri rallentano l’entrata del nitrito nel flusso sanguigno, riducendo quindi il rischio per i pesci. Come aumentare i cloruri nell’acqua? Se compatibile con i pesci e la vegetazione, il sale da cucina in piccole quantità è formidabile. Il suo uso va analizzato caso per caso.
Poi vi è il grande inganno.
I pesci insettivori e in generale quelli con la bocca rivolta verso l’alto, indipendentemente da ossigeno e tutto il resto che abbiamo detto, stazionano tranquillamente nella parte alta dell’acquario spesso e volentieri aprendo la bocca ritmicamente per cibarsi delle patine di microrganismi superficiali. Tra questi pesci ci sono molti comuni poecilidi, ma anche certi ciclidi e alcuni ciprinidi come carpe e pesci rossi mostrano tali comportamenti.
Sta all’esperienza e all’attenta osservazione dell’acquariofilo capire se i suoi pesci sono affannati o semplicemente affamati.

Matteo Rancan

Specialista di acquacoltura tropicale, progetta e costruisce impianti in Sudamerica e Caraibi. Appassionato di acquariologia.